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 Ripensare il Volontariato Riduci
RIPENSARE IL VOLONTARIATO


"Io non credo che il volontariato vada inteso come produt¬tore ed erogatore di servizi soltanto.
Intanto è generatore di coscienza critica, è fattore di cam¬biamento della realtà,
più che titolare di un assistenzialismo inerte.

L'interesse per la marginalità deve giungere alla stronca¬tura serrata dei processi di emarginazione:
lo stile della de¬nuncia non deve essergli estraneo.
 
Il volontariato è chiamato a schierarsi. Non può rimanere neutrale. Non deve essere pa¬cificato. Pacifico, sì, nonviolento. Deve saper cogliere il si¬gnificato conflittuale della povertà.

Non gli è consentito di starsene buono in un angolo mentre sa che in Italia ci sono 8 milioni e mezzo di poveri e che, nel Meridione, un terzo del¬la popolazione non si trova garantita a nessun livello, né so¬ciale, né economico, né culturale, eccettuato il livello della pura sussistenza.

Non gli è lecito mantenersi equidistante quando vede che il Sud d'Italia è il luogo paradigmatico dove si manifestano gli stessi meccanismi perversi che, certamente in modo più articolato, attanagliano tutti i Sud della terra.

Questa nuova visione planetaria, che ci fa scorgere come i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno, deve spingere il volontariato a decidersi da che parte stare:

se vuole che la sua posizione sia demolitrice delle strutture di peccato, o rimanga invece una semplice opera di contenimento e di controllo sociale, di utile ammortizzatore, tutto sommato funzionale al sistema che tali sperequazioni produce e coltiva".
                                     
                                                          
   (Don Tonino Bello)

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